“Sei troppo sensibile”, “troppo aperta”, “troppo intensa”. Quante volte me lo sono sentito dire. Talvolta ho sentito evocare “Senza pelle” , un film del 1994 interpretato da uno strepitoso Kim Rossi Stuart, nel ruolo di un giovane psicologicamente fragile, la cui sensibilità eccessiva lo rende indifeso ma anche a suo modo pericoloso. E anche la protagonista femminile, una dolcissima Anna Galiena, nel momento in cui cede alle emozioni si trova travolta dalla sua stessa empatia e dalle sue conseguenze. Un film minaccioso, pur nella sua apparente dolcezza. Il messaggio che sembra lanciare, almeno per come l’ho colto io, è tremendo: la sensibilità è pericolosa, e scivola nel patologico non appena si supera il livello di guardia. In ultima analisi, la sensibilità è una malattia . Ma davvero...? Sì è vero, la sensibilità certe volte è un handicap, perché inevitabilmente chi è sensibile è vulnerabile, come un albero a cui sia stato strappato un pezzo di corteccia. Aprir...
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